La INTERPRETAZIONE FILOSOFICA
della MECCANICA QUANTISTICA
nel XX secolo
I

Sin dal suo apparire, all'inizio degli anni
'20,
la meccanica quanistica si è presentata
come un
campo d'indagine di grande interesse e
non solo per la fisica teorica, ma anche
per l'ontologia e la cosmologia.
Essa concerneva infatti primariamente la
fisica
dell'estremamente piccolo, ma nel contempo
celava
anche i fondamenti dell'estremamente grande,
se non
altro perché nelle stelle hanno luogo fenomeni
e processi mutazionali che coinvolgono
direttamente il macroscosmo, di cui
si occupa l'astrofisica.
Il coinvolgimento avrebbe dovuto, assai più
di quanto sia accaduto, riguardare anche
la
filosofia teoretica, nel suo compito primario
di cercare spiegazioni più plausibili di
quelle metafisiche circa la nascita
del cosmo e l'espansione del nucleo iniziale
sino a formare, per espansione e dopo
13,7 miliardi d'anni, un universo rarefatto
con
poca materia galattica, sterminato e freddo.
Ma intanto erano gli stessi fisici a dibattere
su
problemi che essa poneva, quasi più filosofici
che fisici, specialmente di fronte alla
scandalosa
stocasticità dei comportamenti che le particelle
elementari mostravano, contraddicendo quei
principi deteministici che da Laplace in
poi
avevano dettato legge o quantomeno prevalso
nell'interpretazione dei fatti fisici.
Forse il più grande fisico di tutti i tempi,
ed egli stesso in prima linea subito dopo
Planck nel cogliere la struttura discontinua
della realtà fisica e specialmente della
luce,
mostrava da subito le sue perplessità.

In realtà Eistein, da buon spinoziano, convinto
che "Dio non può giocare ai dadi"
pensò da subito che nella MQ dovessero
esserci delle manchevolezze, tali da
renderla inaccettabile, almeno nella versione
che poco dopo Niels Bohr avrebbe formulato

Bohr, al contrario, non aveva avuto alcuna
remora
ad accettare da subito gli strani comportamenti
delle partricelle elementari, specialmente
da quando
de Broglie aveva formulato la teoria ondulatoria
della MQ e posto le basi per ulteriori sviluppi
della teoria stessa.

Louis de Broglie aveva dappprima intravisto
e poi
determinato che una particella elementare
in movimento poteva esser letta come un onda
di lunghezza pari al valore della costante
di Planck
diviso per il prodotto della massa per la
velocità
L'intuizione di De Broglie si mostava feconda
e
Schrödinger subito dopo trovava una formulazione
matematica che permetteva statisticamente
di calcolare come poteva evolvere la posizione
di
una particella in base alla sua funzione d'onda.
Edwin Schrödinger in realtà portava acqua
al mulino di un'interpretazione deterministica
della realtà subatomica, cosa della quale
era
convinto anche de Broglie (oltre ad Einstein)..
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Le cose dovevano cambiare con l'entrata in
campo di Werner Heisemberg, colui che avrebbe
spostato decisamente l'asse interpretativo
della
MQ in direzione indeteminsitica
Con Heiseberg, in accordo con Bohr,
la MQ si avvia a definirsi come quella
"interpretazione di Copenhagen"
che lasciava molti perplessi, ma che
a tutt'oggi appare come più valida delle
altre, anche se non soddisfa pienamente.
Ma ess no nsoddisfa specialmente coloro
che non sono disposti ad ammettere che
qualcosa nella sfera fisica, ed ancor più
in
quella fondamentale subnucleare,
possa essere indeterministica,
ovvero che dipenda dalla casualità
e non dalla necessità
Dall'inizio degli anni '30 la MQ
vede una folta schiera di fisici svilupparla
ulteriormente, con continue conferme
sperimentali, ma sempre con la presenza
sul campo di un numero rilevante di fisici
non disposti ad accettare l'heisenberghiano
principio di indeterminazione
come ultima parola sul comportamento
delle particelle elementari.
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